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Le grandi sfide per la Basilicata: l'intervista di Rocco De Rosa ad Aurelio Pace

Le grandi sfide per la Basilicata: l'intervista di Rocco De Rosa ad Aurelio Pace

Tra Matera 2019 e il petrolio esiste un nesso. Due facce di una sola medaglia? Certamente, ma non solo. Due facce di una stessa medaglia o di una situazione particolarmente complessa e

difficile da inquadrare. Ma che va tuttavia inserita in un contesto di analisi riguardanti la particolarità di una terra ricca di risorse. Il patrimonio culturale, il passato di Matera e la vicenda delle estrazioni petrolifere sono elementi non antitetici ma riconducibili a una sola matrice: le caratteristiche di un territorio unico e irripetibile qual è appunto quello della Basilicata.

Governare al meglio questa realtà nel cuore del Sud, implica tuttavia una grande capacità di riuscire a coniugare fattori diversi e apparentemente antitetici con l'obiettivo di fare i conti con l'esistente e trarre se possibile un vantaggio reale. Per il territorio e le popolazioni.

Il paesaggio e la natura sono a portata di mano di tutti. Ma le compagnie petrolifere, e il complicato sistema di relazioni che costituisce l'intelaiatura di un meccanismo non facile da dominare, assolutamente no. Del resto è proprio questo il compito della politica. Anzi la vera sfida. Qual è, ci si chiede ad esempio, l'interesse delle forze politiche a livello nazionale per il caso Basilicata.

Non è facile rispondere. Ecco perché giro la domanda ad Aurelio Pace, coordinatore nazionale dei popolari, oltre ad essere uomo delle istituzioni.

"La Basilicata è un sistema complesso. La Basilicata vive di uno sviluppo che le è capitato, che non ha scelto. La vera sfida è quella di mettere insieme sfruttamento delle risorse e ambiente con alla base scelte consapevoli e giuste, facendo coesistere il tutto secondo sistemi e tecnologie avanzati per evitare che, nel caso del petrolio, questa sfida diventi insopportabile per il territorio e le popolazioni. Tutto si deve fare a tutela dei cittadini. Non vi sono dubbi. Altrimenti saremmo ad un punto morto, con le conseguenze non difficili da immaginare."

Quale dimensione nazionale si riesce a dare a queste tematiche. Insomma è possibile trasformare le istanze della Basilicata in un problema che riguarda da vicino l'Italia?

"Matera 2019 è già di per sè un tema di levatura internazionale. Cerchiamo di capire come stiamo utilizzando questa importante occasione. Ecco il punto. Abbiamo vinto una grande battaglia, stiamo andando verso certi obiettivi, ma anche con grandi zavorre. La mancanza di infrastrutture è si un problema ma un problema risolvibile. Poi c'è ne sono altri. I danni all'ambiente non sono risolvibili. Occorre capire fra l'altro quale sarà la ricaduta sul territorio e la salute di una intensa attività estrattiva. E se tutto questo avrà il peso di un boomerang sulla regione e sui suoi abitanti, fino ad avere riflessi su tutto, intendo dire."

E dal punto di vista gel lavoro?

"L'estrazione di greggio non creerà mai lavoro minimamente sufficiente per combattere la piaga della disoccupazione che affligge i nostri giovani soprattutto. Anche perché nel momento attuale non c'è una coesione politica in Basilicata che consenta di affrontare tante sfide in maniera definitiva. Non c'è una coesione significa che non ci sono certi fondamentali presupposti politici. Questa regione ha un approccio debole sia a livello locale che nazionale, ecco uno dei dati a maggiore valenza negativa."

Sembra comunque inevitabile che la politica affronti, insieme alle istituzioni, nodi del genere.

"I cittadini debbono essere motivati ad avere fiducia nelle istituzioni: ecco la questione di fondo. Il tema vero dell'utilizzo delle risorse implica un coinvolgimento diretto, una partecipazione, un impegno a seguire da vicino le questioni del petrolio e dell'ambiente."

E quindi la politica ha responsabilità ben precise , soprattutto sul piano delle istanze da far valere, a livello generale e non solo sul piano locale.

"Pochi sanno quel che la Basilicata mette a disposizione del Paese. A livello nazionale questo è il quadro che finisce per sopprimere ogni valore, ogni contributo da parte di questa terra a risolvere problemi di portata assai rilevante: uno dei banchi di prova è dato proprio dal fabbisogno energetico. Non è irrilevante ad esempio pensare che le pressioni sulla Basilicata da parte delle compagnie petrolifere sono giustificate dal fatto che l'Italia mira a consolidare la sua autonomia da altri paesi, Russia in primo luogo. Noi siamo consapevoli che il tema dell'energia e del petrolio non deve vedere esclusa la popolazione lucana dalle scelte e dal quadro complessivo dello sviluppo. Sicurezza, qualità della vita, ecc. noi siamo fuori, paradossalmente, da un quadro di programmazione che veda la regione elemento attivo e dinamico. Protagonista di quel che accade. La Fiat decide di sviluppare l'occupazione e diciamo che è un nostro grande risultato. Le compagnie scelgono di aumentare le estrazioni di greggio. La Puglia non salda il debito, per ben settanta milioni di euro. Tutto questo mi dá l'impressione di un fatto estemporaneo. E la Basilicata dov'è?"

Cosa accadrà nel breve-medio periodo, dal Suo punto di vista?

"Dovrà cambiare anche il modo di partecipare del popolo lucano alle scelte in campo nazionale. Bene fanno i cittadini a pretendere di non rimanere ai margini di un discorso assai ampio e complesso. Bene fanno le istituzioni a rappresentare un popolo che ha da fare non una ma tante richieste. E che vuole essere protagonista per quanto attiene a certe materie. Abbiamo un'idea di sviluppo? Abbiamo programmato certe scelte e certe azioni fondamentali? Non credo. Questa la mia idea che mi lascia molto perplesso rispetto a quel che sta accadendo."

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