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Fisco: Popolari per l’Italia lanciano riforma, abbassare tasse per creare posti lavoro

Creato Martedì, 25 Novembre 2014 16:57

Fisco: Popolari per l’Italia lanciano riforma, abbassare tasse per creare posti lavoro

ROMA – La possibilità di scaricare dai propri redditi il 40% dell’imponibile di spesa, rendendo vantaggiosa la richiesta...

...dello scontrino, la dimostrazione del reddito effettivo anziché presunto, la chiusura di Equitalia e la riorganizzazione delle esattorie. Sono alcuni dei capitoli principali della proposta di riforma fiscale presentata dai Popolari per l’Italia e dalla Confederazione delle piccole e medie imprese (Confapi) in Senato. La proposta è stata illustrata dal presidente dei Popolari per l’Italia Mario Mauro e dal vicepresidente nazionale di Confapi Ivan Palasgo. Insieme a loro c’erano il senatore Tito di Maggio, il direttore generale di Confapi Veneto Pier Orlando Roccato e il responsabile politiche fiscali ed economiche di Confapi Veneto Mauro Biolcati. Il disegno di legge prevede una tassazione massima dei redditi da lavoro dipendente del 35%, una soglia comprensiva del 25% a carico dell’azienda e del restante 10% del lavoratore. Per quanto riguarda gli autonomi è prevista una radicale semplificazione delle aliquote, ridotte solo a tre. La prima al 15% per i redditi da 0 a 30mila euro, la seconda da 30mila a 250mila euro verrebbe fissata al 20%, mentre l’ultima, quella per i redditi superiori ai 250mila euro stabilita al 25%. Il progetto prevede anche degli incentivi agli investimenti produttivi sotto forma di sgravi fino al 50% sull’aliquota per i redditi reinvestiti nell’impresa. Sulle rendite finanziarie e sulla speculazione in borsa è fissata una tassazione al 25%. Il capitolo sugli immobili non prevede nessuna tassa sulla prima casa, se il suo valore è inferiore ad un milione di euro, e detassazione degli stabili ad uso produttivo. “Defiscalizzare gli oneri contributivi che le imprese devono affrontare – ha spiegato il senatore Tito Di Maggio – permetterebbe d poter aprire nuovi posti di lavoro. Questo deve essere l’obiettivo del governo, che purtroppo continua a creare debito pubblico. Come abbiamo visto nell’operazione ’80euro’ che ha provocato nuovi debiti per 4,5miliardi di euro”. Forti semplificazioni inoltre sono tratteggiate per il sistema dei controlli che non dovranno essere sanzionatori in fase preventiva, contemporaneamente verrebbero aboliti i sistemi di calcolo del reddito supposto o ipotetico sul modello degli studi di settore. Per quanto riguarda il contenzioso tra privati o tra pubblico e privati, la proposta prevede la conciliazione obbligatoria entro 120 giorni, altrimenti sentenza del tribunale ordinario entro 90 giorni dal mancato accordo. “Il succo – ha spiegato il vicepresidente nazionale di Confapi Ivan Palasco – è semplificare ciò che invece è complesso. Noi veniamo dal Veneto, Regione che sta dando contributo di sangue a questa crisi ormai diventato insopportabile, mi riferisco ai suicidi. Se un imprenditore è disposto a mettersi la corda al collo per 10mila euro, vuol dire che questi soldi non li aveva. La vita vale di più e nei palazzi del potere non è diffusa la consapevolezza di ciò che accade in periferia, nel paese reale, tra coloro che tengono aperte a fatica le proprie imprese e continuano a garantire posti di lavoro”. Per quanto riguarda il capitolo previdenza la proposta dei Popolari per l’Italia e di Confapi prevede la possibilità per il lavoratore di scegliere il proprio ente previdenziale di fatto stabilendo un meccanismo di concorrenza tra i soggetti già esistenti. Inoltre le pensioni dovranno essere calcolate per tutti in base al sistema contributivo. Mentre è prevista l’introduzione di un divieto per gli enti previdenziali di usare capitali maturati dai versamenti contributivi per speculazioni in borsa. “Oggi -ha sottolineato Mario Mauro – il gruppo Gal-Popolari per l’Italia è alla sua seconda iniziativa pubblica, dopo quella per il blocco delle trivellazioni previste dallo ‘Sblocca Italia’. Siamo convinti che se si procede in astratto con riforme calate dall’alto senza la partecipazione dei territori e dei rappresentanti delle categorie sociali e produttive si produce una gravissima frattura tra società e politica che la rappresenta. Attraverso queste azioni vogliamo dare voce concretamente alla società civile. Crediamo che questo non sia un fatto da poco quando ormai sette cittadini su dieci non partecipano alle elezioni”.